L’alzheimer è una la malattia neurodegenerativa che più frequentemente causa demenza senile, ovvero la progressiva perdita delle capacità intellettive come memoria, linguaggio e giudizio. Essa è determinata da una lenta perdita di cellule nervose (neurodegenerazione) in tutte le aree della corteccia cerebrale. Al centro di tale processo patologico si trovano precipitazioni di proteine all'interno e all'esterno delle cellule nervose. Il processo patologico inizia molti anni prima della manifestazione visiva dei primi sintomi clinici che purtroppo stanno quindi ad indicare uno stadio già avanzato della patologia. Alcuni fattori genetici che possono causare la malattia sono conosciuti, altri fattori di rischio sono traumi cranici e un basso livello di educazione scolastica, probabilmente perché coincidono con una bassa capacità del cervello a compensare un determinato grado di deficit.
Perché la musica rimane anche quando tutto il resto se ne va?
Un'area del cervello che sembra essere coinvolta nel riconoscimento della musica familiare (in rosso in alto a sinistra) mostra un restringimento relativamente minore della materia grigia (in alto a destra) e un metabolismo più alto (in basso a sinistra) rispetto ad altre parti del cervello, ma ha comunque un accumulo sostanziale di amiloide-beta appiccicosa, proteina precipitata nella malattia (a destra in basso). Colori più caldi sono un segno di malattia più avanzata.
Coloro che sono in costante contatto con malati di Alzheimer sono spesso sbalorditi dalla durata e dalla robustezza della memoria musicale rispetto alle altre aree di memoria. Uno studio recente condotto a Padova, ad esempio, ha permesso di localizzare la provenienza di una anziana malata di Alzheimer ad uno stadio molto avanzato grazie all’uso della musica come stimolo che provocava in lei reazioni precise, reazioni che non erano possibili con altri stimoli (come ad esempio la parola).
Tuttavia, sono rimaste finora poco chiare le ragioni e i meccanismi di questo fenomeno. Gli scienziati del MPI di Lipsia, dell'Università di Amsterdam, e dell'INSERM di Caen sono riusciti a localizzare con precisione, e per la prima volta, la memoria musicale, fornendo la prova di una sostanziale stabilità di questa zona del cervello rispetto alle altre mentre ne è in atto il progressivo deterioramento nei malati.
Quella della perdita della memoria dovuta all’età è una realtà sempre più in evidenza anche a causa dell’aumento dell’età media soprattutto nelle società occidentali e ciò rappresenta un problema per i malati, le loro famiglie, e ultimo, ma non meno importante, per i servizi sanitari pubblici.
Sorprendentemente, la memoria musicale a lungo termine è spesso in gran parte conservata bene durante tale degenerazione cerebrale. Caregiver e terapisti utilizzano già questa conoscenza per mantenere i pazienti attivi con la musica. Con l'aiuto della musica, i pazienti possono riconnettersi con successo ai ricordi del passato, rivivere emozioni e impressioni. Essi sono a volte in grado di cantare i testi di canzoni ben note, anche quando sono quasi incapaci di parlare.
L’importanza della musica è quindi evidente in un contesto dove l’età media cresce e purtroppo il manifestarsi di perdita di memoria dovuta all’alzheimer anche. La memoria Musicale che entra nella zona meno colpita dalle cause di Alzheimer risulta quindi fondamentale per mantenere attivi i malati e rallentare il processo di degenerazione cerebrale.
Per rafforzare gli studi rispetto a questo preciso ambito, gli scienziati vorrebbero offrire un nuovo impulso alla ricerca per i meccanismi poco capiti della memoria musicale a lungo termine nell'Alzheimer. "Perché solo una conoscenza approfondita delle complesse relazioni può rendere possibile un vero e proprio uso terapeutico della musica nella cura del paziente in futuro", pensa lo scienziato Jacobsen (scienziato dell'Istituto Max Planck e dell'Università di Amsterdam).
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