martedì 12 aprile 2016
Musica cuore e cervello
Grazie al fatto di essere una forma di comunicazione strutturata, la parte sinistra del nostro cervello è in grado di decodificare la musica mentre la destra ne coglie la parte emotivo-sentimentale e l’insieme delle due cose influenza profondamente chi ascolta musica. Essa è infatti in grado di provocare modifiche nel nostro sistema nervoso, al nostro ritmo cardiaco alla respirazione e ad altre reazioni prettamente fisiche o motorie nel caso di musiche ballabili o marce per orchestra che portano naturalmente a muovere spalle, piedi o gambe. Alcuni tipi di musica, permettono di avere anche delle variazioni di pressione arteriosa, risposte respiratorie o cardiovascolari con conseguente decelerazione del cuore e del ritmo respiratorio.
L’attività di ascoltare musica provoca in noi risposte assimilabili a quelle che si ottengono con pratiche quali l’attività sessuale o quella di mangiare di piacere e gratificazione. Tutto ciò avviene nonostante ascoltando musica le attività motorie e fisiche-biologiche siano pressocchè annullate e tutto ciò è giustificabile molto più su un livello antropologico che scientifico poiché un tempo la musica era utilizzata per scandire tempi e ritmi della vita quotidiana che comprendevano per l’appunto esigenze primarie, quali sesso e cibo, poiché era usata in tutti i rituali, come quelli di caccia e quelli di iniziazione.
Fino a non molto tempo fa si pensava che la musica attivasse l’emisfero cerebrale sinistro e che il destro fosse attivato dal linguaggio ma ora si è scoperto che in realtà soprattutto per quanto riguarda i musicisti, le reazioni sono molto più complesse e i diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, armonia, melodia ecc.) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali. Il cervello è però in grado di “riconoscere” la musica e la reazione è diversa da altri stimoli uditivi, come voci o rumori.
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